A volte càpita di essere sopraffatti dagli eventi e dalla stanchezza, fino a trascurare qualcosa che non si vorrebbe trascurare. Questo blog, nato con le migliori intenzioni, è semi-morto. Eppure, la casella «draft» gode di ottima vita, tra fotoreportage, segnalazioni di recensioni, e via discorrendo. Tutti articoli cominciati, e mai terminati.
Pazienza, rimedierò.
A partire da ora, con un post che covavo dentro da tempo…
Riparto dalla frase d’apertura: «A volte càpita di essere sopraffatti dagli eventi e dalla stanchezza», e di perdere di vista il senso di ciò che si fa. Altre volte, poi, arrivano email come questa:
Ciao mi chiamo Matteo,
abbiamo scambiato 4 chiacchere al Cartoomics di Milano di quest’anno (non pretendo ovviamente che tu ti ricordi!!!), volevo semplicemente ringraziarti per la scelta che mi hai consigliato (che leggi nell’oggetto [Lou, n.d.r.]).
Mi avevi chiesto di farti sapere cosa ne pensavo..
se devo essere sincero ero un pò dubbioso, sembrava una cosa un pò da ragazzini con tutto quel rosa in copertina, cuoricini e disegni un pò naif….tieni conto che sono prevalentemente un lettore di manga ed in genere mi piacciono storie contorte e malate
ebbene Lou l’ho letteralmente divorato e non vedo l’ora esca il secondo numero (a proposito quando???).
sono anche rimasto sorpreso che l’autore sia un uomo, ero convintissimo fosse una fanciulla..
beh grazie ancora e se hai altre dritte da darmi questa è la mia email.
sennò alla prossima fiera verrò a rubarti un pò di tempo!
A me questa email ha emozionato (grazie, Matteo. Anche per l’autorizzazione a pubblicarla). Perché mi ha ricordato che la frenetica vita della redazione è un aspetto – minimo, meramente operativo – del mio lavoro. Perché troppo spesso la routine giornaliera mi porta a perdere di vista un dettaglio fondamentale: io non lavoro con scadenze e numeri, ma faccio qualcosa di bello, che intrattiene, emoziona e fa riflettere le persone.
Questa sensazione è ciò che mi porta a lavorare con la passione che ho sempre avuto. A lavorare con il sorriso sulle labbra!
P.S.: no, purtroppo il gatto che sorride non è mio!
…ovvero: Homer Simpson è il personaggio più popolare d’America degli ultimi vent’anni! Evviva!
Ne ho parlato da poco su afNews, scrivendo un breve articoletto, che terminava con una curiosità:
Il simpatico capofamiglia de I Simpson, creatura di Matt Groening, non è nuovo a simili onori: ricordiamo che la sua tipica espressione di disappunto – il d’oh! – è entrata a tutti gli effetti a far parte dell’inglese ufficiale, comparendo, nel 2001, nell’Oxford English Dictionary.
Quello che su afNews non ho aggiunto, per non essere autocelebrativo, è che questa e molte altre curiosità si trovano sul primo libro che ho scritto, I Simpson, I Griffin & Co., edito dai tipi della Tunué. Clickando sul link potete leggere un’anteprima online…
PS: so che tutto ciò è molto promozionale, troppo per i miei gusti. Ma sto lavorando a post più interessanti…
Vi presento uno dei personaggi con cui mi sono confrontato negli ultimi giorni.
Ho lavorato con lui e con i suoi tre compagni per circa una settimana, insieme al mio geniale compagno di viaggio, Ennio. Ulderico (che nome del menga, vero?) è un vecchietto come tanti, passa buona parte delle proprie giornate al bar. Con lui e con i suoi amici mi sento come se fossi l’elemento nuovo di un gruppo affiatato: li conosco quel tanto che basta per essermi affezionato a loro.
Tutti e sei (io, Ennio e loro quattro) sbarcheremo in edicola, con una storia di nove pagine, a settembre 2010. Ho avuto conferma ufficiale poco fa.
Appena potrò, posterò su queste colonne info ulteriori sulla rivista.
Comunque, ci rivediamo a settembre. Siateci, non ve ne pentirete!
Lo ammetto: l’idea di vedere le creature blu di Peyo (creature cui sono molto legato… Sto scrivendoci su persino un libro, a quattro mani) in 3D mi lascia abbastanza interdetto. Negli occhi ho ancora Braccio di Ferro in tre dimensioni…
Quando ho saputo che il film sarebbe stato con un 3D calato nella realtà (alla Garfield, per intenderci) la perplessità è aumentata.
Oggi, al primissimo trailer, non posso dire di essere più ottimista. Ma un po’ meno pessimista, sì, suvvia! Puffiamo le dita…
PS: la cartella draft cresce a dismisura. Prima o poi riuscirò a scrivere qualcosa di più…
PPS: la notizia del trailer l’ho appresa, manco a dirlo, da afNews (che sto sempre più trascurando… ma rimedierò!)
Sono logorroico, lo so. Me lo dicono in molti. Ma stavolta sono senza parole (beh, quasi).
Di recensioni e segnalazioni ne ho ricevute tante. Più o meno positive, più o meno costruttive e intelligenti (presto farò un riassunto proprio su queste colonne). Ma un intervento del genere fa tremare le ginocchia.
Quando l’amico Graziano mi ha dato Il Killer Misterioso, numero 555 della collana «Tex Tre Stelle», quasi non ci credevo. Poi ho visto le immagini, e ho letto.
Che Sergio Bonelli abbia dedicato uno spazio a due mie pubblicazioni è qualcosa che mi riempie di gioia, orgoglio, e mi porta a continuare a dare sempre il massimo. Che poi mi definisca un «critico esperto», mi inorgoglisce, e mi sprona a… tentare di diventarlo!
P.S.: malsopporto l’autocelebrazione, ma – diamine! – non potevo esimermi dal segnalare questa cosa…
Tra pochi minuti compirò 21 anni. Non che la cosa mi tocchi più di tanto, il compleanno è soltanto una formalizzazione di un processo di crescita che va avanti giorno dopo giorno. Ma di quando in quando anche le formalizzazioni hanno un senso.
Oggi ero in treno, dopo una giornata particolarmente lunga e travagliata, e mi è venuto spontaneo stilare una sorta di bilancio. Senza intenti auto-celebrativi (non fanno per me, davvero).
A oggi ho:
– scritto tre monografie (altrettante sono in fase di pubblicazione), un fumetto (altri tre in fase di pubblicazione);
– collaborato – e collaboro – con le tre più importanti testate di settore (in quanto a numero di lettori) online e cartacee;
– un’ottima posizione presso una bella casa editrice; un lavoro interessante, che mi piace e mi soddisfa;
– la giovane donna che amo al mio fianco e una famiglia che, pur con alti e bassi, mi dà molto;
– una serie di amici sempre pronti a dare una mano, a dire la parola giusta al momento giusto, incuranti del fatto che (troppo) spesso i miei impegni si mettano tra noi;
– vista l’età… una vita davanti!
Stranamente, sorrido. Stancamente, sorrido. Come dicevo prima, niente incensamenti. Per ogni aspetto positivo ce ne sono almeno il triplo, negativi.
Ma no. Non questa sera.
Ogni tanto anche il pessimismo può prendersi qualche ora di riposo.
Anche perché, bando alla scaramanzia, questo è il miglior compleanno degli ultimi anni.
Cheers!
PS: per chi se lo stesse chiedendo, sì, un esemplare di «puffo che festeggia» è sulla mia scrivania, da circa un anno. Regalo da parte di mia sorella!
Questo è il sentimento che – stando a quanto mi dicono alcuni amici – spicca nella chiacchierata fatta con il grande Sergio Tulipano (per BooksWebTV), in occasione di Cartoomics, a proposito de La Nebbia e il Granito.
Rivederla un po’ mi emoziona, lo ammetto.
That’s it. A presto con nuovi aggiornamenti: parlerò di tante altre cose (legate al lavoro, e non)…
In questi giorni, quando il treno non è troppo simile a un carro bestiame, sto leggendo alcuni titoli del catalogo ReNoir che ancora mi mancavano. Questione di lavoro, ma anche – e soprattutto – di piacere. Questa mattina, in particolare, mi sono imbattuto in Lou! di Julien Neel, edito in Francia da Glénat.
A prima vista, un po’ già mi ispirava: un tratto fresco e vivace, con un che di bambinesco, in una sintesi molto molto interessante. Viceversa, temevo che la storia fosse troppo infantile.
Ebbene, mi sono ricreduto.
Lou! è un albo che non si può inscrivere in una categoria. Non è propriamente un fumetto per bambini, ma un po’ lo è. Non è propriamente un fumetto per ragazzi, ma un po’ lo è. Non è propriamente un fumetto per adulti, ma un po’ lo è. Lou è una ragazzina che cresce nell’era moderna, fatta di comfort e apparenze, superficialità e frenesia. La piccola si trova ad affrontare l’adolescenza con, in carico, anche una madre single che pare più una sorella maggiore (un po’ scapestrata).
Avete presente Susan Mayer (Teri Hatcher) e sua figlia Julie (Andrea Bowen), nel telefilm Desperate Housewives? Ecco, immaginate un rapporto come il loro, ma ulteriormente esasperato. Immaginate una vecchia nonna, una di quelle aride come il Sahara, sempre pronta a sbuffare. Immaginate una serie di personaggi di contorno (umani e animali) e di situazioni al limite del surreale. Il tutto narrato con tenerezza, intelligenza e, in molte sequenze, poesia.
Queste poche parole non possono rendere appieno ciò che è Lou!, che ha – tra i vari – il grande merito di porsi trasversalmente; e qui ritorniamo a quel che dicevo prima: lo possono leggere i bambini, lo possono leggere i ragazzi, lo possono leggere gli adulti. I bambini si divertiranno, i ragazzi si divertiranno e, un po’, si identificheranno nelle sfighe della protagonista. Gli adulti, infine, si divertiranno, si identificheranno, e apprezzeranno la levità con cui vengono trattati anche gli argomenti più delicati (il padre di Lou che abbandona fidanzata e nascitura, per esempio). Il tutto con una carica umoristica non indifferente, che va di pari passo con una profondità degna del miglior graphic novel d’introspezione (di quelli che vanno tanto di moda oggi, per intenderci).
Ma allora Lou! è forse una dimostrazione che si può parlare di argomenti profondi senza trascurare un tratto piacevole, e una storia che sia accattivante, ad un primo livello di lettura? I think so…
Quando ho chiuso il volume (a Vercelli, più o meno) avevo già in mente di scrivere un post, pur sapendo che non sarei riuscito a rendere giustizia al lavoro di Julien. In ufficio, Giovanni, il mio capo (inconsapevole delle mie intenzioni), mi ha fatto leggere questo. Penso che Marco Lupoi abbia detto – in meno spazio e con più efficacia – più o meno quel che avrei voluto dire io.
E se le parole non bastassero, è disponibile online anche un’anteprima! (per vederla basta fare click sull’immagine sotto)
PS: so che qualcuno si potrebbe chiedere se questo mio intervento non rientri nell’ambito del “lavoro”. No, assolutamente. Non parlo bene di Lou solo perché è una pubblicazione ReNoir. Se ancora aveste il dubbio, leggetelo, e ne riparleremo.
Avrei voluto dirlo prima, ma ho aspettato la firma del contratto, avvenuta quest’oggi, a Milano: sono il nuovo Foreign Rights Manager (e redattore) di ReNoir Comics.
L’esperienza si preannuncia impegnativa, formativa e molto, molto stimolante. Non nego di essere un po’ spaventato (ed è anche “colpa” di chi mi ha preceduto, modello difficile da eguagliare), ma la paura passa se penso al bellissimo lavoro che mi attende, e alla fiducia accordatami da Rosanna Brusco (CEO) e Giovanni Ferrario (art director).
Che dire? Ho sempre cercato una realtà seria e solida che volesse crescere, con cui crescere io per primo. L’ho trovata.
Sabato 13 febbraio, durante la cerimonia di chiusura dell’Erasmian European Youth Parliament, la preside del Liceo Internazionale Europeo «Altiero Spinelli» ha consegnato a ciascuna delle 20 delegazioni (provenienti da tutta Europa) una borsa di tela con alcuni volumi, intitolati «La nebbia e il granito» (o «The Fog and the Granite», per gli stranieri).
Del mio lavoro all’EEYP (anche la borsa di tela faceva parte dell’immagine coordinata che ho curato) forse parlerò – prima o poi – ma in quest’occasione voglio spendere due parole sul volume su cui ho speso quasi dodici mesi. Che cos’è «La nebbia e il granito»? È un fumetto biografico che racconta la prima parte della vita di Altiero Spinelli, uno dei più fini intellettuali che il nostro paese abbia mai avuto (sebbene sia, a tutt’oggi, ventiquattro anni dopo la sua morte, un nemo propheta in patria).
A gennaio 2009, Fulvio (Gambotto, che ha scritto i testi insieme a me) e io ci siamo resi conto che sarebbe stato interessante parlare di Spinelli in modo semplice e accessibile, più accessibile delle migliaia di pagine di diari e saggi (pur interessantissimi) che circolano soltanto nell’ambiente accademico. Dunque, perché non un fumetto, medium che – sintetico per natura – accompagna il lettore, con l’ausilio delle immagini, in percorsi anche insidiosi? Detto, fatto.
La 001 Edizioni di Torino ci ha dato fiducia, Mattia Surroz ha prestato matite e colori (a base di caffè). La lavorazione è stata molto lunga e complessa (presto posterò una storia della copertina), ma alla fine siamo arrivati a un volume di 128 pagine, che giunge fino al confino di Spinelli (e altri dissidenti) presso l’isola di Ventotene. Proprio a Ventotene viene redatto e firmato il cosiddetto Manifesto di Ventotene («Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto»), che è stato alla base dell’Europa unita.
Ma dicevo: la lavorazione è stata lunga e faticosa, perché dovevamo condensare centinaia di pagine di elucubrazioni in poche tavole, tentando di renderle anche da un punto di vista grafico. Devo dire che sono soddisfatto del risultato. Certo, oggi rifarei molte cose, ma penso sia normale. Per essere un’opera prima sono molto soddisfatto, nonostante la mia naturale propensione all’autocritica.
La lavorazione è stata una sorta di percorso iniziatico, in cui, a poco a poco, riuscivamo a penetrare nella straordinaria mente di Spinelli, che ha avuto un percorso intellettuale atipico e, a mio avviso, interessantissimo. Nasce – politicamente parlando – socialista, seguendo le orme del padre, per poi abbracciare il comunismo (costruendo quella che lui stesso definisce una cattedrale di nebbia e granito, laddove si uniscono nozioni studiate e assimilate, il granito, e verità quasi dogmatiche, la nebbia), e si ritrova, durante gli anni di prigionia (prima carcere, poi confino) a sviluppare il pensiero europeista, che lo porterà a essere uno dei padri fondatori dell’Europa unita.
Il libro ha avuto la fiducia della prof.ssa Maria Luisa Vighi Miletto, preside della scuola intitolata a Spinelli, e infatti al momento è stata stampata una edizione «speciale», realizzata ad hoc per l’EEYP. So che questa edizione sarà anche distribuita (anzi, su «Mega» del prossimo mese ci sarà un’anteprima!), a partire da maggio. Cosa succederà dopo? Ancora non lo so. Vedremo…
Per intanto sono soddisfatto, e voglio ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile questa pubblicazione… A partire da Fulvio, che ha dimostrato una pazienza e una professionalità invidiabili, trasportato dalla voglia di esplorare le potenzialità di un medium che quasi non consosceva; vorrei ringraziare la mia famiglia e Mirka (che spesso mi hanno dovuto dividere con un lavoro pedante e totalizzante), la Preside Maria Luisa Vighi Miletto, Pier-Virgilio Dastoli (assistente di Spinelli all’Europarlamento), Luca Boschi (mentore, amico e contributor), Marco Brunazzi (guida spirituale e molto altro), il Movimento Federalista Europeo (nella persona, in particolare, di Sergio Pistone) e tutti coloro i quali, in un modo o nell’altro, hanno contribuito. E anche quelle persone che, preso in mano il volume, avranno voglia di arrivare a pagina 128, e magari scrivere (qui o altrove) due righe, positive o negative.
Ora devo tornare a tradurre: presto parlerò su queste pagine anche delle molte novità lavorative… Chiudo il post con il video di un intervento di Spinelli al Parlamento Europeo. Certo che una volta noi italiani eravamo meglio rappresentati…
PS: il booktrailer che apre il post è il primo che abbia mai realizzato. Siate clementi…